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Problemi visivi |
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CRESCITA
DELL'OCCHIO di H. Fredelius E. Goldschmidt
La variazione
della rifrazione può essere considerata piccola, se si considera il
rilevante cambiamento di componenti rifrattivi dalla nascita alla vita
adulta. Il primo raggio di curvatura corneale è di circa 6,8-7,0 mm alla
nascita nei nati a termine, cresce in media di circa 7,8 mm dopo 2-3 anni,
e (probabilmente) rimane in seguito costante. Il cambiamento della forma
cornea implica di per sé una riduzione dell'ipermetropia di 4-5 diottrie
durante la crescita.
La lunghezza assiale è di circa 16,8 mm alla nascita. Come la crescita
cerebrale, la crescita dell'occhio è più accentuata nei primi anni, poi
diminuisce fino all'adolescenza, nella maggior parte delle persone
raggiunge una lunghezza assiale di 23-24 mm. La crescita di per sé implica
una variazione verso la miopia di circa 15-20 diottrie.
Il cristallino piuttosto sferico del neonato presto assume la ben nota
forma, ma è difficile misurare le proprietà ottiche. La facometria
classica è difficile da effettuare, e la misurazione con ultrasuoni dà
soltanto lo spessore del cristallino. Da studi con ultrasuoni abbiamo
visto che lo spessore del cristallino aumenta di circa 0,15-0,2 mm per
decade. Ci si aspetterebbe una miopia maggiore da un cristallino più
spesso, ma non è necessariamente più curvo, e la superficie anteriore del
cristallino sembra persino diventare meno curva con l'età. Sentiamo
davvero la mancanza di validi studi di questo importante parametro
rifrattivo. Ovviamente non abbiamo ancora un metodo ideale.
La profondità della camera anteriore aumenta durante la crescita
dell'occhio, il che significa dalla nascita fino all'età dell'adolescenza.
Per il resto della vita, la profondità della camera anteriore decresce, in
accordo con l'aumento dello spessore del cristallino. Uno spostamento in
avanti dei piani nodali ottici dell'occhio implica una variazione verso la
miopia, comunque solo di lieve entità.
Tutto considerato, questi avvenimenti sono correlati in maniera così
efficiente, che la maggior parte degli occhi presenta una rifrazione
intorno all'emmetropia, e sono piuttosto statici dal punto di vista
rifrattivo.
L'eccezione è che parte dei bambini ed adolescenti sviluppano una miopia
che progredisce nella maggior parte dei casi nel periodo della scuola e
dell'università. Non abbiamo corredato questa relazione di tavole e
bibliografia, abbiamo solo cercato di fornire alcune linee direttrici. Il
libro per eventuali consultazioni è tuttora il Belgium Biometrie oculaire
Clinique (di Dannarcene et al., 1976). Basti qui soltanto dare rilievo al
fatto che la miopia normalmente implica un aumento della lunghezza
dell'occhio, con lunghezza assiale superiore alla media, e che quest'ultima
sembra essere il più importante parametro singolo. I reperti soliti sono
diversi: cornee e cristallini piuttosto piatti e camere anteriori
piuttosto profonde, tutti fattori che riducono il grado di miopia come ci
si aspetterebbe invece dalla valutazione della lunghezza assiale da sola.
Ma, naturalmente, si incontrano anche i cosiddetti "casi-indice", con
cornee e cristallini molto curvi e lunghezza assiale "normale".
Sappiamo dagli studi, tra gli altri, di Sternstróm, Van Alphen, Sorsby e
coll. che i componenti della rifrazione hanno una distribuzione più o meno
normale, ma questi componenti non sono liberamente combinati come ha
affermato Steiger nel 1913. C'è una stretta correlazione specialmente tra
curvatura corneale e lunghezza assiale, e tutte queste correlazioni
osservate portano alla stessa conclusione che la rifrazione dell'occhio
finirà entro valori diottrici piuttosto limitati. Sappiamo che le
dimensioni dei componenti ottici sono soprattutto determinate
geneticamente, ma è ovvio che non si può ereditare una cornea molto piatta
da un genitore ed una lunghezza assiale molto breve dall'altro senza che
questi componenti si modifichino.
Teoricamente occhi piccoli ed occhi grandi possono avere una stessa
rifrazione, allo stesso modo in cui l'elefante ed il topo possono avere un
occhio emmetrope. Tuttavia, l'esame degli occhi umani con misurazione dei
componenti ottici mostra che gli occhi con una lunghezza assiale maggiore
normalmente presentano una distribuzione rifrattiva in senso miope. Questa
affermazione è stata già dimostrata da Tron nel 1934.
“La biometria del miope” H. Fredelius E. Goldschmidt in “La miopia” a cura
Bruno Lombroso ed Verdicci Roma 1985 pag. 4-6
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