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La visione è il "senso" più sviluppato del nostro organismo. Spesso è utilizzato come sinonimo del termine vista. Questa è uno dei cinque sensi; precisamente, è quello mediante il quale è possibile percepire gli stimoli luminosi e, quindi, la forma, il colore, la dimensione e la posizione degli oggetti che ci circonda. Tale percezione avviene, prevalentemente, per mezzo degli occhi.
Secondo D. Marr in “Vision” (MIT Press, Boston, 1980), la visione è la capacità, sia di dare un significato a ciò che si guarda, sia di dargli una localizzazione spaziale. Ossia identificare e collocare nel mondo che ci circonda ciò che si guarda. Un'altra originale definizione del termine "visione " è quella che attribuisce alla nostra mente la facoltà di proiettare all'esterno del nostro corpo un mondo virtuale. Questo mondo apparente è individuale e coerente con le esperienze dei singoli individui. Per spiegare questi termini (mondo virtuale, mondo apparente, mondo individuale e mondo coerente con le esperienze dei singoli) si deve partire dal fatto che l'elaborazione dell'immagine è fatta dal binomio cervello-mente. Quindi, stiamo parlando, di un fenomeno (la visione) estremamente complesso. Per il senso comune, il mondo che ci circonda è reale e concreto; questa affermazione è falsa. Ciò che noi vediamo, il mondo che ci circonda, non è altro che un'immagine virtuale elaborata dalla nostra mente.
E' ragionevole ritenere, anche dal punto
di vista strettamente scientifico, che le immagini del mondo che ci circonda, siano
assolutamente virtuali e individuali. Questo concetto non è di facile intuizione
solo perché l'uomo è sostanzialmente un essere visuale. Cioè abituato a vedere e
considerare reale ciò che la vista gli fornisce come immagine, il tatto gli
conferma insieme all'udito ed agli altri sensi. Tutti noi abbiamo imparato ad
attribuire lo stesso "nome" alla stessa "cosa". Questo non vuol assolutamente
dire che, un cane, visto da due persone venga rappresentato dalla
loro menti nello stesso modo. Per rendersi conto di ciò basta pensare al diverso modo di percepirlo
tra una persona che lo ha allevato fin da piccolo, quindi lo "vedrà" con
tenerezza, con amore, con simpatia, con tolleranza, ed un'altra persona che ne è
stata morsa. Sicuramente, quest'ultima, lo percepirà con timore, con terrore,
con fastidio. Ebbene lo stesso cane al primo apparirà bello, al secondo
orribile. E’ ragionevole ritenere che la rappresentazione del mondo che ci circonda è estremamente individuale. Si può affermare con certezza che "come" vede un individuo è sicuramente diverso da "come" vede la stessa cosa un altro. Un esempio di più semplice comprensione e molto studiato dal punto di vista scientifico, è quello della diversa percezione dei colore. Per meglio dire, degli oggetti che noi vediamo colorati. Esistono soggetti affetti da discromatopsie ossia da soggetti che vedono male alcuni colori. Chi non percepiscono il rosso è definito daltonico. Orbene chiediamoci come vedrà il "fuoco" un daltonico? E' probabile che lo veda grigio. Le fiamme gli appariranno di varie gradazione di grigio. La cosa più interessante è che "il daltonico" (come tutti i discromatopsi) ha imparato a chiamarle rosse quelle fiamme!! Ed ancora una volta è ragionevole pensare che esistano delle differenze individuali nella percezione dei colori. Per definire il mondo virtuale ed apparente esiste un esempio tanto semplice e comune, da sembrare assurdo. Ebbene, guardiamoci allo specchio. Un atto comune eppure quello che vediamo riflesso in tre dimensioni è un mondo virtuale, apparente, rappresentato su una superficie bidimensionale! Dietro lo specchio non ci siamo noi, ma solo la nostra immagine, non c'è l'ambiente che sta alle nostre spalle e che pure vediamo. Dietro allo specchio certamente c'è un muro. Nonostante ciò noi percepiamo quel mondo in modo "virtuale". Il termine virtuale è mutuato dal mondo dell'ottica geometrica, mentre il termine apparente è più indicato per definire ciò che vediamo. Infatti, sempre guardandoci allo specchio, noi vediamo riflessa la nostra immagine. Ma con due piccole particolarità: l'immagine che percepiamo ha la destra invertita con la sinistra. E questo fenomeno può essere spiegato con la costruzione geometrica dell'immagine riflessa. La seconda particolarità e che ci vediamo con la testa in alto ed i piedi in basso. Ma questo contraddice l'ottica geometrica che abbiamo usato per spiegarci l'inversione destra con sinistra!! E' solo la nostra mente che ricostruisce un mondo apparente, ed è appena il caso di aggiungere, coerente con la nostra esperienza. La maggior parte del cervello umano è impegnato ad elaborare le informazioni visive. Anche quando dormiamo e sogniamo, "vediamo" ad occhi chiusi. Il motivo: noi vediamo con il cervello, gli occhi percepiscono solo le immagini. Si stima che l' 84% delle informazioni che ci giungono dal mondo esterno siano percepite dagli occhi ed elaborate dal cervello. Dal punto di vista fisiologico, la visione è il risultato di complessi e, non sempre noti, processi di ricezione, memorizzazione, elaborazione, trasmissione, interpretazione di stimoli. La ricezione delle informazioni esterne (input) avviene tramite "tutti " i ricettori del nostro organismo. Gli occhi, per la visione, sono i principali, ma non gli unici ricettori. Le informazioni visive che colpiscono gli occhi sono radiazioni elettromagnetiche. Vengono percepite e trasformate in impulsi bio elettrici dalla retina (solo quelle di lunghezza d'onda compresa tra 380 e 760 nano metri). La retina, convertiti i segnali in impulsi bio elettrici, li pre elabora. Poi questi, attraverso un lungo e complesso trasferimento giungono al cervello, da questo vengono processati e confrontati con la memoria, con le informazioni che provengono dagli altri ricettori, (udito, tatto, equilibrio, ecc.) e dopo un percorso complesso attraverso varie arie celebrali (questa è la parte meno nota della visione) la nostra mente forma le immagini che proietta all'esterno del nostro corpo (output). Quello che proietta è l'immagine che ognuno di noi ha del mondo esterno. Un'immagine sicuramente individuale, diversa da uomo a uomo.
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