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  Problemi visivi

 

PROCESSO DI SVILUPPO DELLA VISIONE SECONDO SKEFFINGTON

di Rosanna Bardini*

 

Vogliamo ora approfondire il discorso sullo sviluppo della visione considerandone l'evoluzione quale parte essenziale e strettamente connessa alla globalità dello sviluppo del bambino.
Partendo dal concetto che l'uomo rappresenti, in ogni momento, il risultato biologico e psichico della somma di più elementi costitutivi, fra loro inseparabili e funzionanti in maniera sincrona e collegata, possiamo osservare come egli sia in grado di costruire le proprie esperienze e di darsi un indirizzo comportamentale tramite le informazioni trasmessegli tanto dai cinque sensi di cui è provvisto (vista, udito, tatto, olfatto, gusto), che dalle sue possibilità motorie.
Il dottor. Skeffington, padre dell'optometria funzionale e direttore dell'O.E.P. ipotizzò, negli anni '40, lo schema dello sviluppo percettivo-motorio del bambino, suddividendone le tappe in quattro aree fondamentali, di forma circolare, parzialmente sovrapposte.


La prima di queste zone circolari è quella dell'antigravità; essa è legata al movimento. L'embrione umano vive e si accresce in un ambiente liquido, nel quale non esiste forza di gravita. Esami ecografici, compiuti di recente su gestanti fino al nono mese, hanno permesso l'osservazione diretta della vita intrauterina del feto, i cui movimenti appaiono paragonabili a quelli compiuti da astronauti in fasce di spazio prive di gravita. Alla nascita il bambino viene a contatto con un ambiente totalmente diverso, nel quale deve imparare a muoversi vincendo la forza di gravita che lo tiene ancorato alla terra. Egli inizia questa lotta antigravitazionale con i movimenti del capo, poi imparando a rotolare, strisciare, arrampicarsi, fino a raggiungere la posizione eretta e la deambulazione.

Questa evoluzione gli fornisce uno «schema corporeo» rendendolo consapevole delle parti del suo corpo e dei movimenti ad esse indispensabili per il mantenimento dell'equilibrio statico e dinamico. Lo schema corporeo costituisce il substrato sul quale si inserisce la ricerca di una propria individualità. Le relazioni, stabilite con lo spazio esterno, provocano lo stimolo alla localizzazione di se stesso in rapporto alle cose. Questo primo cerchio fornisce quindi la risposta alle domande: «Chi sono» e «Dove sono?».


Il secondo cerchio rappresenta il processo di centratura. Esso risponde alla domanda: «Dove sono le cose?». La centratura si avvale dell'attenzione, stimolata dalle informazioni trasmesse dai cinque organi di senso in quantità dapprima numericamente elevate per provocare una risposta di conoscenza e, via via, sempre più ridotte a provocare la stessa risposta. Per quanto riguarda gli occhi, la centratura è resa possibile dall'allineamento degli assi visuali. Se gli occhi non fossero allineati contemporaneamente sullo stesso oggetto di sguardo, ma fissassero oggetti diversi, ne deriverebbe diplopia o stati di visione confusa, tali da ingenerare eccessivo dispendio di energie per la loro risoluzione. L'allineamento provoca la conoscenza della collocazione delle cose nello spazio in rapporto alla propria collocazione.
Nelle fasi di apprendimento del movimento, il bambino impara a far funzionare gli arti superiori ed inferiori in controlateralità, cioè a compiere spostamenti contemporanei del braccio destro e della gamba sinistra e viceversa, strutturando i concetti di simmetria, asimmetria, direzionalità, bilateralità; e la bilateralità, insieme con l'allineamento visivo, è alla base della binocularità. Il concetto di direzionalità con le sue componenti di «alto, basso, destra, sinistra», permette al bambino, in tempi successivi, il riconoscimento del simbolo stampato e l'apprendimento della lettura.


Il terzo cerchio di Skeffington rappresenta l'identificazione che conduce alla facoltà di apprezzamento ed interpretazione della forma delle cose, del loro peso, del loro colore, della loro composizione, della loro tempera. Alla sua maturazione concorrono tutti i sensi. A livello del processo visivo, l'identificazione si realizza tramite il collegamento degli impulsi trasmessi da ciascun occhio in uno schema unitario che confluirà con gli schemi determinati dagli impulsi provenienti dagli altri sensi, andandosi a confrontare con i modelli già memorizzati dalla corteccia visiva, al fine di una rapida percezione di quanto è situato nel campo di sguardo.
La capacità di integrare gli impulsi correlandoli fra loro permetterà, in tempi successivi, la soluzione di un problema tramite l'uso di un solo senso. Il cerchio dell'identificazione risponde alla domanda: «Che cos'è?», contribuendo alla conoscenza della propria dimensione e collocazione spaziale.


Il quarto cerchio di Skeffington è quello del processo uditivo-verbale. Già nel ventre materno, il feto è in grado di percepire alcuni suoni e rumori; dopo la nascita il bambino apprende molto rapidamente ad associare i passi materni con la vista del biberon e quindi con il gusto del latte, suo nutrimento. I suoni provenienti dall'ambiente lo stimolano all'articolazione di altri suoni ed alla vocalizzazione, che diviene sempre più precisa, fino all'acquisizione del linguaggio, con il quale egli impara a denominare le cose, a pronunciare discorsi, ad esprimere concetti, a formulare idee.

 

I quattro processi di sviluppo si svolgono in modo sincrono e collegato anche se, in alcuni periodi, ciascuno di essi può prevalere sugli altri. La zona delineata dalla parziale sovrapposizione dei cerchi è quella che Skeffington definisce visione. Essa costituisce il dato emergente prodotto dalla totalità delle esperienze dell'organismo: l'OUTPUT scaturito dalla vista, definibile come dato grezzo o INPUT.


La visione è intelligenza e comprensione; essa assicura la possibilità di comprendere tutto quanto non cade sotto gli altri sensi, e poiché la sua piena maturazione si raggiunge attraverso un articolato sviluppo delle modalità motrici e sensorie, appare chiaramente intuibile come elementi di disturbo, di carattere interno od esterno, in grado di turbarne l'evoluzione, possano provocare un suo arresto od una sua fragile strutturazione, facilmente compromissibile in presenza di richieste ambientali successive tropo stressanti.

 Rosanna Bardini “La funzione visiva nell’analisi optometrica” Ed. S.I.O. Asti 1982 pag. 266- 269

   

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A PROCESSO DI CENTRATURA:

« Dove sono le cose? ». Sviluppa la

capacità di riconoscere la collocazione spaziale delle cose e la loro relazione

 con l'organismo.

C - PROCESSO DI IDENTIFICAZIONE: « Che cos'è? ». Sviluppa la capacità

di riconoscere le cose.

B - PROCESSO DI ANTIGRAVITÀ:

 « Chi sono, dove sono? ". Sviluppa la capacità di mantenere in equilibrio

D - PROCESSO UDITIVO-VERBALE: sviluppa la capacità di trasformare le esperienze in patterns organizzati e immediatamente disponibili

E - PROCESSO VISIVO-VISIONE: circuito emergente prodotto dalla totalità delle attività fisiologiche dell'organismo.

Rosanna Bardini “La funzione visiva nell’analisi optometrica” Ed. S.I.O.

Asti 1982 pag. 266- 269
 

 

 

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