Miopia

 L’occhio miope e la condizione  miopica

   L‘ immagine di un oggetto lontano si forma a fuoco  prima di arrivare sulla retina, quindi, su questa si forma un ‘immagine sfocata. Questo difetto (la miopia) si evidenzia subito all’inizio della sua progressione perché il soggetto vede male da lontano.

Un miope (non corretto) è facilmente identificabile dal fatto che per vedere bene strizza gli occhi. Ossia fessura le palpebre nel tentativo di eliminare le radiazioni più lontane dall’asse visivo. Facendo questo, permette alle radiazioni più vicine e parallele a l’asse visivo di giungere sulla fovea. Per pochi secondi finisce per vedere a fuoco perché queste radiazioni (quelle parallele e prossime all’asse visivo) non subiscono la rifrazione e vanno a fuoco sulla fovea. Questo aspetto (la fessurazione delle palpebre) era noto nell’antichità tanto che la parola miopia deriva dalla parola greca myopos che deriva a sua volta da myein, e questa significa: ammiccare, fessurare.

Quest’affezione è in genere acquisita. I neonati sono, quasi sempre, ipermetropi. Si presume che si instauri in soggetti predisposti geneticamente.

   Insorge nell’età scolare. Se i primi sintomi compaiono a cinque, sei anni la progressione sarà rapida e raggiungerà valori medio alti. Se si manifesterà tra i dieci e i dodici anni, la velocità di progressione sarà più contenuta e raggiungerà valori meno alti dei casi precedenti. Un’altro periodo di insorgenza è intorno ai vent’anni, in questo caso l’esito sarà ancora più favorevole. Si sono segnalati casi di insorgenza della miopia anche in soggetti adulti che avevano cambiato lavoro assumendone uno particolarmente impegnativo sotto l’aspetto cognitivo e visivo. Peraltro, sono stati segnalati casi  di adulti colpiti da forte stress negli affetti (come perdita di familiari, o grave malattia di questi) che hanno improvvisamente manifestato una miopia di varia entità. Naturalmente la miopia può manifestarsi in qualsiasi momento della vita. I  periodi della crescita, prima citati, hanno un grande valore statistico e prognostico.

La progressione miopica è la classica sindrome per cui la  miopia aumenta gradualmente. In genere si ferma intorno ai 25 anni di età.

Le tipologie di progressione sono varie. Si va dalla progressione maligna (di origine genetica), che non si  ferma mai, a quella transitoria (ad esempio provocata da  una iperglicemia nei soggetti diabetici), a quella funzionale, che è poi quella che si scatena nei giovani che studiano con la testa letteralmente nei libri (da stress). La miopia colpisce di più gli uomini rispetto alle donne, ma tra queste sono presenti più casi gravi. Apparentemente la concentrazione dei miopi è più alta tra cinesi, giapponesi, arabi ed ebrei.

Generalmente un miope conclamato vede meglio da vicino senza far uso dell’ accomodazione. Se la miopia supera le cinque diottrie avvicinerà molto il fogli agli occhi.

Anatomicamente un occhio miope è più lungo rispetto al potere refrattivo della sua parte ottica, in questo caso la miopia è definita assiale. Meno frequente il caso di un occhio che ha lunghezza normale, ma con una potenza rifrattiva eccessiva per difetti di curvatura della cornea o/e del cristallino, questo è il caso della miopia da curvatura. Ancora meno frequente il caso di occhio normale, sia sotto l’aspetto delle dimensioni, sia sotto l’aspetto della curvatura dei mezzi diottrici, ma con alterato indice di rifrazione di questi (i mezzi diottrici), questo caso è detto miopia da indice.

fattori che favoriscono la progressione miopica non sono ancora ben chiari e completamente noti. Si è accertato che sicuramente l’attività visiva prossimale (leggere molto tenendo il testo troppo da vicino, guardando per lungo tempo un monitor senza distrarre lo sguardo) sono elementi comuni nei casi  di progressione miopica. Due sono le teorie che tentano di spiegare questo fenomeno: una ipotizza l’azione di trazione dei muscoli retti mediali che consentano agli occhi di convergere sul libro o monitor. questa teoria afferma che l’azione di trazione di questi muscoli favorisce l’allungamento del bulbo. L’altra teoria  afferma che mantenere costantemente l’accomodazione contratta su una mira che dista dai tenta ai  cinquanta centimetri per molte ore al giorno e per molti mesi, in soggetti ancora in fase di crescita, favorisce l’insorgenza della miopia perché l’organismo cerca sempre la condizione di minimo sforzo e finisce per ritenere  ideale la condizione miopica.

L’entità della miopia si misura in diottrie (indicano il potere delle lenti negative necessario a compensare il difetto): fino a -3.00 diottrie si tratta di miopia lieve e si considera un difetto visivo in un occhio altrimenti sano, da -3.00 a -6.00 diottrie si tratta di miopia media, mentre una miopia maggiore di -6.00 diottrie è considerata di grado elevato. Questa viene definita anche patologica, poiché vi è un maggiore rischio di patologie corio retiniche o oculari quali distacco della retina, glaucoma, ecc.

La correzione della miopia si effettua con gli occhiali, le lenti a contatto o la chirurgia refrattiva.

Per la correzione della miopia si può ricorrere a lenti negative, grazie alle quali le immagini arrivano a fuoco sulla retina.

La lente che permette di quantificare la miopia non è quella che viene prescritta, in quanto vengono effettuati aggiustamenti in base alle esigenze soggettive del miope e alla tipologia del mezzo correttivo (occhialio lenti a contatto).

   La miopia non è una malattia, ma necessita di un costate controllo del fondo oculare perché nei casi di miopia media ed elevata (a maggior ragione per quella maligna) si possono verificare distacchi di retina.

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